L'Associazione Italiana di Filosofia della Religione (AIFR) riunisce i docenti italiani e i ricercatori presso le Università italiane di Filosofia della Religione


N. 4 Settembre - Ottobre 2017 
ISSN 2532 - 1676

Direttore responsabile: 
Pierfrancesco Stagi

Il Comitato scientifico

Andrea Aguti (Presidente AIFR, Università di Urbino), Annalisa Caputo (Università di Bari), Carla Canullo (Università di Macerata), Roberto Celada Ballanti (Università di Genova), Virgilio Cesarone (Università di Chieti-Pescara), Francesco Paolo Ciglia (Università di Chieti-Pescara), Giuseppina De Simone (Pontificia Facoltà Teologica dell'Italia Meridionale) Adriano Fabris (Università di Pisa), Francesco Miano (Università di Roma "Tor Vergata"), Sergio Sorrentino (Università di Salerno), Pierfrancesco Stagi (Università di Torino), Pierluigi Valenza (Università "La Sapienza" di Roma), Silvano Zucal (Università di Trento)

La Redazione

Francesco Angelone (Reggio Calabria), Claudio Belloni (Milano), Nunzio Bombaci (Messina), Damiano Bondi (Firenze), Omar Brino (Roma), Mirko Di Bernardo (Roma), Andrea Fiamma (Chieti), Melissa Giannetta (Salerno), Elisa Grimi (Milano), Federica Pazzelli (Roma), Tudor Petcu (Bucarest), Alessio Ruggiero (Salerno), Alfonso Salvatore (Salerno - coordinatore della redazione), Stefano Santasilia (Napoli), Michele Turrisi (Pistoia)

Il Nuovo Giornale di Filosofia della Religione (NGFR) è riconosciuta dal MIUR, Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca, come pubblicazione ufficiale per l'Abilitazione Scientifica Nazionale (ASN): è possibile inserire gli articoli pubblicati sul Nuovo Giornale di Filosofia della Religione (NGFR) nell'elenco delle pubblicazioni per accedere all'Insegnamento Universitario

R. Imbach, C. König-Pralong, La sfida laica. Per una nuova storia della filosofia medievale, Carocci, Roma 2016, pp. 253

Questo libro è la traduzione di un testo uscito nel 2013 in Francia e raccoglie una serie di testi già pubblicati da parte dei due autori, Ruedi Imbach e Catherine König-Pralong, sulla filosofia prodotta dai laici e per i laici fra XIII e XIV secolo: in questa opera si parla di personalità come Christine de Pizan, Francesco Petrarca, Raimondo Lullo, Dante Alighieri, Brunetto Latini e di temi come la filosofia nelle corti principesche, la riflessione sulle arti manuali, gli specula principis e le traduzioni di testi filosofici in volgare.

Il filo conduttore che guida i due studiosi è la tesi secondo cui la storiografia medievistica si è troppo focalizzata sulla filosofia prodotta in ambito universitario da chierici mentre ha trascurato la filosofia elaborata in ambito extrauniversitario da laici o da chierici per laici. Si è fatta infatti una storia puramente concettuale che prescinde dal contesto storico-politico e che parla solo latino quando il quadro culturale medievale è molto più variegato, plurilinguistico e non riducibile agli ambienti clericali.

A tale riguardo va ricordato che la società per gli autori medievali si divide in chierici, dediti alla contemplazione e alla preghiera e ritenuti superiori per dignità e santità e laici, impegnati nelle realtà mondane e subordinati ai chierici. I laici sono quasi sempre esclusi dal sapere universitario in quanto la cultura universitaria è ritenuta privilegio dei chierici che compongono per l'istruzione dei laici opere prevalentemente su temi etico-politici.

Esistono tuttavia eccezioni di notevole peso che rendono questo quadro più complesso. Un esempio notevole è Dante che scrive un’introduzione alla filosofia aristotelica, il Convivio, composta in un volgare “filosofico” e afferma due tesi profondamente innovative: il primato della filosofia etico-politica su quella teoretica (in polemica con la visione tommasiana-albertista) e il rifiuto dell’elitarismo intellettuale poiché tutti gli uomini, come afferma Aristotele, desiderano sapere. Dante è un laico che fa filosofia per laici, che prende parte a dispute filosofiche e che frequenta gli studia dei mendicanti: il poeta fiorentino elabora teorie originali sia nel campo linguistico, come una visione evoluzionistica della lingua, sia in quello politico: ad esempio sostenendo che i processi di conoscenza che caratterizzano l'uomo in quanto tale non possono essere realizzati se non in forma collettiva poiché l'individuo è in sé insufficiente.

Ben diverso è l'approccio di Francesco Petrarca che critica aspramente Aristotele, Averroè e la filosofia scolastica in nome di una riflessione filosofica di stampo agostiniano-ciceroniano finalizzata alla ricerca della saggezza cristiana e alla meditazione della propria ignoranza: la scolastica è inaccettabile perché è dogmatica, caratterizzata da una vana curiosità e priva di rispetto per la dottrina cristiana. Per Petrarca la filosofia è inutile e priva di senso se non ha a che fare con la vita di chi indaga: essa è arte di vivere che persegue la pietà e non può prescindere dalla fede cristiana.

Gli autori approfondiscono inoltre la figura di Raimondo Lullo, grande personalità di laico missionario, creatore del sistema dell'arte combinatoria che ha saputo riscattare dal disprezzo tipico di molta cultura medievale le arti manuali “meccaniche”.

Altra figura straordinaria del medioevo laicale, tanto più perché donna, è Christine de Pizan che esercita il mestiere di scrittrice alla corte di Carlo VI componendo opere ibride a cavallo fra più generi letterari come specula principis, autobiografia intellettuale, cronache storiche, testi scolastici.

Christine ha una buona conoscenza della letteratura scolastica (si serve di Tommaso, Oresme, Aristotele, Boezio, Agostino) e nelle sue opere sembra oscillare fra un modello di cultura laico e metafisico, appannaggio del re e dei suoi saggi e uno agostiniano-teologico in cui la vera felicità è una visione della Trinità.

In questa figura è forte l'autocoscienza femminile e il desiderio di impadronirsi di un ambito specificatamente maschile quale la cultura da parte di lei, donna, esclusa per diritto divino dallo stato clericale.

Altra figura di “filosofo” laico è Brunetto Latini, il precettore di Dante, che scrive il “Tresor”, opera in francese che attinge da molteplici fonti e in cui emerge la centralità della dimensione politica in quanto si afferma che la politica è la regina delle scienze: quest'opera è una grande enciclopedia in volgare scritta da un laico per l'educazione dei laici, specialmente quelli impegnati in politica.

Esiste poi la filosofia “non scolastica”, elaborata nelle corti dei principi e che nasce spesso da domande o da richieste del sovrano (come ad esempio Federico II o Manfredi): essa non riguarda solo temi etici come ad esempio fa la riflessione filosofica elaborata dai chierici per i laici (di livello assai basso) ma si allarga a temi metafisici e scientifici.

Il libro, per quanto raccolga testi già pubblicati e spesso di carattere eterogeneo, ha un approccio originale e anticonformista che mette in discussione il carattere “clericale” e “scolastico” della filosofia che ha caratterizzato per molti decenni gli studi medievistici.

La storia della filosofia medievale si libera così dell'assoluta centralità della produzione universitaria e si apre ad una pluralità di luoghi, autori e contesti “non scolastici” dove si sviluppa un'originale e sorprendente riflessione filosofica.

Gli studi sulla filosofia fatta da o per i laici nel medioevo sono iniziati da pochi decenni e si spera che questo filone riesca a modificare la tradizionale visione manualistica della filosofia medievale come pensiero specialistico, astratto e formalizzato ad uso e consumo delle dispute universitarie in direzione di una visione più plurale e aperta in cui ci sia posto anche per l'eterogenea e diversificata produzione dei laici e delle donne elaborata nei contesti comunali, nelle corti dei re e dei principi.

 

 

 

 

Eventi e convegni
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Verlag Herder 2017

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